Mario Schifano nello studio in vicolo delle Grotte a Roma, 1966 © Patrizia Ruspoli

Mario Schifano. Nota biografica

Mario Schifano nello studio in vicolo delle Grotte a Roma, 1966 © Patrizia Ruspoli

Mario Schifano nasce il 20 settembre 1934 a Homs in Libia, dove il padre, archeologo e restauratore, è impegnato negli scavi di Leptis Magna. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, nel 1941 la famiglia rientra a Roma. Interrotti gli studi, Schifano lavora come garzone in una pasticceria di Trastevere e dal 1951 al 1962 è impiegato come disegnatore presso il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia.

Nel 1954 presenta per la prima volta le sue opere in pubblico. Nel 1959 ottiene i suoi primi riconoscimenti grazie al poeta Emilio Villa che pubblica ed espone i suoi primi lavori materici (terre e cementi).

Nel 1960 insieme a Franco Angeli, Francesco Lo Savio, Tano Festa e Giuseppe Uncini partecipa alla mostra collettiva 5 pittori. Roma 60 alla Galleria La Salita di Roma, rivelazione di una nuova generazione di artisti. All’anno successivo risale la sua prima mostra personale alla Galleria La Tartaruga di Roma, tutta incentrata sulla sua nuova radicale pittura prossima al concetto di tabula rasa, che concilia gli strumenti tradizionali del dipingere con la consapevolezza della natura arbitraria e immaginifica del linguaggio.

Nell’ottobre del 1962 partecipa con il dipinto Propaganda alla storica collettiva The New Realists alla Sidney Janis Gallery di New York. Nel 1963 espone a Parigi nella galleria di Ileana e Michael Sonnabend. Nell’aprile dello stesso anno nella personale alla Galleria Odyssia di Roma, intitolata Schifano. Tutto e presentata in catalogo da Maurizio Calvesi, espone i frutti di un nuovo modo di osservare la realtà, mediata attraverso il linguaggio fotografico, con dipinti che si aprono ad accogliere nuove iconografie: incidenti, paesaggi e diversi prelievi dalla tradizione visiva italiana, come nel caso del dipinto intitolato Leonardo.

Nel 1963 l’artista compie anche il suo primo viaggio negli Stati Uniti, dove lavora in uno studio a New York, avviando una collaborazione con il poeta Frank O’Hara e realizzando i dipinti che saranno esposti nella Biennale di Venezia del 1964.

Al 1965 risale l’inizio della sua collaborazione con lo Studio Marconi di Milano. In questi anni si intensifica la sua presenza nelle mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Nella seconda metà degli anni Sessanta, Schifano sperimenta nuovi modi di fare arte, impiega vernici industriali, utilizza lastre di plexiglass trasparente o colorato che sovrappone, a mo’ di filtro, alle tele dipinte. I suoi primi esperimenti video risalgono al 1964, cui seguono i film Anna Carini in agosto vista dalle farfalle (1967), Satellite, Umano non umano (presentato nel 1969 alla Mostra del Cinema di Venezia) e Trapianto, consunzione e morte di Franco Brocani (1968-1969).

Il lavoro di Mario Schifano, sin dai suoi esordi, procede per famiglie di opere, ciascuna generata da un’idea figurativa che l’artista declina in versioni diverse creando un repertorio iconografico che si arricchisce progressivamente di nuovi temi: Futurismo rivisitato, Compagni compagni, Oasi e Tutte stelle

Nel 1970 sperimenta lo smalto industriale con il quale dipinge su tele precedentemente emulsionate con immagini fotografiche tratte dalla televisione: Paesaggi TV e Personaggi TV.

Nel corso del decennio l’artista viaggia di nuovo negli Stati Uniti, in Estremo Oriente e in Africa.  

Nel 1974 Arturo Carlo Quintavalle cura la sua prima retrospettiva presso l’Istituto di storia dell’arte dell’Università di Parma al Salone delle Scuderie in Pilotta, dove raccoglie trecento opere realizzate tra il 1956 e il 1973. Al 1979 risale la grande mostra a Palazzo dei Diamanti di Ferrara.

A partire dalla seconda metà degli anni Settanta, torna predominante nel lavoro di Mario Schifano il medium della pittura e si susseguono nuovi cicli iconografici, tra i quali Al mare, Quadri equestri, Orti botanici, Gigli d’acqua, Campi di grano.

Considerato un maestro indiscusso della scena artistica, Mario Schifano partecipa a numerose importanti rassegne nazionali e internazionali, tra le quali la Biennale di Venezia (1982, 1984, 1993). Sue mostre personali si tengono al Musée Saint-Pierre art contemporain di Lione e al Museum of Modern Art di San Francisco (1985). Al 1984 risalgono i grandi lavori realizzati per le città di Gibellina e di Amman. Nel 1985, per la cura di Achille Bonito Oliva e in occasione dell’Anno degli Etruschi, realizza in pubblico a Piazza SS. Annunziata a Firenze il grande dipinto Amare chimere

Nello stesso anno sposa Monica De Bei e nasce il figlio Marco Giuseppe.

In alcuni dei dipinti più recenti la partecipazione intellettuale ed emotiva di Mario Schifano ai fatti della politica e della società si traduce in immagini direttamente collegabili all’attualità, come Tearful o Scomparsi sorrisi, riconducibili alle conseguenze della Guerra del Golfo.

Mario Schifano muore a Roma il 26 gennaio 1998.