Il nucleo della mostra è costituito da un corpus di circa settecento scatti fotografici in larga parte inediti: dalle luci dei grandi palchi al silenzio dei backstage, le immagini narrano la creatività degli artisti in studio e durante le performance, come anche l'estetica spontanea delle piazze, cristallizzando l'anima di un'epoca attraverso l'obiettivo dei fotografi, vero motore della mostra. Attorno a questo ingente nucleo fotografico affiorano frammenti di un intero mondo musicale: manifesti, biglietti di concerti, riviste specializzate, fanzine, volantini, libri e copertine di vinili, strumenti musicali, apparecchiature di amplificazione.
Il progetto espositivo si apre idealmente in continuità con la retrospettiva dedicata a Mario Schifano, ospitata contemporaneamente al piano nobile di Palazzo Esposizioni, richiamando la celebre serata Grande angolo, sogni & stelle, organizzata dallo stesso Schifano al Piper Club di Roma il 28 dicembre 1967, in cui si esibiva il gruppo rock progressive Le Stelle di Mario Schifano. L’evento, documentato dalle fotografie di Patrizia Ruspoli — sigillo di un’epoca e preludio agli anni a venire — rappresenta una delle prime espressioni di spettacolo multimediale moderno, con artisti, musicisti, performer e poeti in scena tra luci stroboscopiche, proiezioni filmiche e dispositivi visivi, un fenomeno che può essere contestualizzato all’interno del più ampio effetto Piper di cui l’opera di Rä di Martino in mostra, 100 Piper. Breve storia del Piper di Torino (1966-1969) in 100 frammenti, rievoca le atmosfere attraverso una personale riattivazione di materiali di archivio.
La mostra si arricchisce inoltre del contributo di importanti fotografi del mondo della musica, tra cui Antonio Amato, Ennio Antonangeli, Giorgio Battaglia, Massimo Capodanno, Renzo Chiesa, Giovanni Coccia, Fabio D’Emilio, Armando Gallo, Massimo Lastri, Silvia Lelli, Roberto Masotti, Toni Occhiello, Patrizia Ruspoli, Piero Togni, Fabio Treves e Lino Vairetti.
ll percorso prosegue spostandosi sui luoghi della musica a Roma: Il Piper che negli anni Sessanta ospita i Pink Floyd psichedelici; nel decennio successivo accoglie rock progressivo e jazz elettrico con gruppi come Genesis, Soft Machine, Traffic e Van der Graaf Generator, insieme a protagonisti italiani come Banco del Mutuo Soccorso.
Tra il 1975 e il 1976 prendono vita esperienze formative oggi ancora attive: la Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia, con sede nel complesso di case popolari descritto da Pier Paolo Pasolini in Ragazzi di vita (1955), la Scuola Popolare di Musica di Testaccio e il Saint Louis.
Ma la musica in Italia non si esaurisce a Roma: attraversa l’intero Paese. Festival, rassegne e circuiti alternativi favoriscono la circolazione di artisti e linguaggi, disegnando un paesaggio sonoro esteso in cui le distanze si accorciano, mentre le radio libere diffondono i suoni più innovativi, rendendo la musica accessibile ovunque. Musicisti e pubblico si incontrano così in contesti sempre nuovi: dalle metropoli alle periferie, il live resta il motore principale.
Questo scenario è rievocato nell’allestimento a cura del collettivo THREES, ideatori del festival internazionale di musica Terraforma, che restituisce la vitalità e la complessità di un decennio irripetibile anche attraverso un ricco insieme di materiali – fotografie e video, insieme a documenti e memorabilia – e una selezione di brani emblematici.
In questo contesto si affermano figure centrali e di riferimento come Fabrizio De André e Patti Smith, accanto alle traiettorie più sperimentali o laterali di John Cage, degli Area, di Gabriella Ferri, Robert Wyatt e Mia Martini. A questi si affiancano protagonisti imprescindibili della scena italiana e internazionale, da Francesco De Gregori, Lucio Dalla e Antonello Venditti a Rino Gaetano, Renato Zero, Lucio Battisti e Franco Battiato, insieme a icone globali come David Bowie, i Genesis, i Rolling Stones, i Led Zeppelin e Miles Davis, fino alle esperienze del progressive italiano con Premiata Forneria Marconi, Le Orme, Osanna e Rovescio della Medaglia, e a figure fondamentali per il rapporto tra musica e immaginario cinematografico come Ennio Morricone e i Goblin.
I festival e le piazze rappresentano l’apice di questa energia collettiva. Dal Festival di Palermo del 1970 al Pirmo Festival Internazionale dei Poeti del 1979 a Castelporziano, passando per Caracalla, Villa Pamphili e Parco Lambro, la musica si afferma come strumento di partecipazione e condivisione. Questi appuntamenti diventano spazi di libertà, socialità e impegno politico.
A chiudere idealmente il percorso è il Primo Festival Internazionale dei Poeti di Castelporziano, organizzato da Simone Carella, Franco Cordelli e Ulisse Benedetti, sotto l’egida dell’assessore alla cultura Renato Nicolini: la “Woodstock dei poeti”, che nel giugno 1979 riunisce migliaia di persone trasformando il litorale di Ostia in un palcoscenico collettivo e in un momento simbolico di sperimentazione culturale e sociale. Tra i protagonisti: Dario Bellezza, Fernanda Pivano, Dacia Maraini, Evtušenko, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, John Giorno e Allen Ginsberg.
Ad accompagnare i visitatori e le visitatrici lungo l’intero percorso, una colonna sonora aggiornata ogni due settimane: una soundtrack di trecento brani scelti che spaziano dal rock-blues dei Rolling Stones alla canzone d'autore di Lucio Dalla. Non un semplice sottofondo, ma un battito che accompagna lo sguardo.
L’esperienza visiva della mostra è accompagnata inoltre dalla dimensione olfattiva. Per rievocare luoghi e memorie, Giovanna Zucconi, con Serra&Fonseca, ha infatti creato tre odori/profumi per ricostruire lo smellscape romano degli anni ‘70. Infine, le sequenze luminose ideate da Luca Bigazzi contribuiscono ad accrescere la percezione delle molte anime che hanno attraversato il decennio, alcune delle quali raccontate in una serie di video-interviste realizzate appositamente per l’esposizione da Stefano Pistolini, con Renzo Arbore, Teresa De Santis, Federico Guglielmi, Carlo Massarini Ettore Rosboch e Franco Schipani. A conclusione del percorso espositivo, una sala riservata all’ascolto ad alta fedeltà offre la possibilità di approfondire i passaggi chiave della discografia pop italiana, grazie ad una serie di sessioni guidate curate da esperti e interpreti di primo piano.
ROMASUONA restituisce il decennio 1970-79 come un crocevia di energie creative, sperimentazioni sonore e culturali, figure iconiche ed eventi collettivi che hanno trasformato Roma in epicentro di una stagione irripetibile della musica italiana e internazionale. La mostra offre al pubblico l’opportunità di immergersi in un racconto corale, fatto di suoni, immagini e storie, testimoniando la forza e la varietà di un periodo che ha lasciato un segno indelebile nella cultura italiana.