A cura di
Marco Berti e Francesca Pappalardo, Palazzo Esposizioni Roma
Promossa da
Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo
Si ringraziano
CG Entertainment, Cineteca Lucana, Cineteca Milano, Eagle Pictures, Imago Company Srl, Park Circus, Warner Bros. Entertainment Italia
Pedro Almodóvar è scoppiato all’improvviso – parafrasando l’amata Mina – dentro al cuore del pubblico a partire dagli anni ’80, letteralmente esplodendo sulla scena cinematografica europea con una forza rivoluzionaria e trasgressiva mai viste prima nei temi e nelle forme della rappresentazione. Nella Spagna appena liberata dal giogo franchista, ha portato sullo schermo i fermenti della mitica movida madrilena, dando spazio a un magma umano che poteva finalmente germogliare incontrollato dal sottosuolo urbano, dopo decenni di oppressione: omosessuali, travestiti, tossici, punk, casalinghe masochiste, cantanti sadiche, suore feticiste, sessuomani e tanti altri personaggi che vivono fino all’estremo le proprie passioni, finalmente liberi. Così come le vivono i loro antagonisti negativi, quali i poliziotti stupratori, i mariti violenti o i matador assetati di sangue, portatori di una carica distruttiva e mortale conseguenza del passato autoritario, le cui forze continuano ad agire sotterraneamente come un trauma irrisolto.
Tutti i personaggi di questo caravanserraglio caotico ed esilarante rincorrono come ipnotizzati le proprie ossessioni, riducendo al desiderio l’espressione della propria identità.
"Il desiderio è qualcosa che non si può controllare, che non risponde a nessuna legge. Per me il desiderio è l'unica guida possibile, l'unico elemento che permette ai personaggi di essere liberi e di agire secondo la propria natura, al di là del bene e del male." Così dichiara il regista individuando nel desiderio il motore narrativo delle sue opere e la ragione di esistere dei suoi personaggi, soprattutto femminili, "sempre alla ricerca di qualcosa che non hanno. Il desiderio nasce da questa mancanza, da questo vuoto che cercano di colmare con la passione, anche quando questa è chiaramente autodistruttiva."
Il desiderio è l’altra faccia del senso di vuoto, altro tema cardine delle sue opere sin dall’inizio. Il vuoto e la morte prendono via via sempre più spazio nei suoi film, fino a diventare centrali nei capolavori della maturità. Esaurita la necessità trasgressiva e grottesca dei primi film, nelle pellicole degli ultimi anni si addensano le nubi della perdita, incarnate dalle tante figure materne, archetipi di dolore e nostalgia. Ed è così che la lunga parabola creativa di questo grande maestro ribelle ci porta dall’energia provocatoria e libertaria riconquistata dopo la dittatura, fino alla lucida rappresentazione del dolore e della delusione esistenziale contemporanea, restituendoci un ritratto alternativo della cultura europea degli ultimi quarant’anni, dove il desiderio e la ricerca della felicità e dell’auto realizzazione finiscono per essere la condanna di un’umanità destinata all’auto annientamento.
Immagine: Marisa Paredes, Pedro Almodóvar and Miguel Bosé. Foto di César Urrutia © El Deseo