Pierluigi Isola è un artista nel senso antico del termine, un pittore che ha fatto della mimesi della natura la sua cifra. Un attento osservatore di quello che ci circonda e che sa riprodurre con una tecnica sapiente, antica.
L’ha sviluppata negli anni con Maestri di talento che hanno impresso in lui la capacità di una pittura solida, luminosa e reale.
La sua è una pittura contemporanea che sfida l’informale, l’astratto, e che va oltre il digitale ma è attualissima, riconoscibile e direttamente fruibile.
Una realtà che non è iperrealistica ma frutto del suo occhio acuto. La serie del Sasso lo dimostra, lo stesso soggetto visto e rappresentato in modo differente, ognuno dirompente nella sua semplice naturalezza. Usando tonalità diverse per uno stesso luogo Pierluigi dipinge con una tecnica meravigliosa “a macchia”, in umbra et luce. Una tavolozza con toni che sia tecnicamente che cromaticamente sanno rendere quel paesaggio fatto di ombre e di luce.
Una cifra analoga la troviamo nelle vedute romane di grande formato. Palazzi di epoche diverse, sapientemente definiti dal punto di vista formale e architettonico ma indefiniti nel loro contesto. Avvolti in una nube, con pochi ma essenziali riferimenti umani, Pierluigi Isola ci fa entrare in quella realtà urbana fatta di un tempo sospeso, fermato.
La stessa attitudine avviene quando rappresenta l’essenza della natura, come il grande albero, un’opera potente nella quale il grande protagonista, un albero di eucaliptus, accanto ad una strada moderna e asfaltata, ribadisce a tutti noi che la natura vincerà sempre, per quanto ci sforzeremo di contaminarla.
Un discorso a parte meritano le sue nature morte. Pierluigi è sempre stato attratto dagli oggetti di uso quotidiano, che da sempre fanno parte della sua vita: tazzine da caffè antiche, bicchieri di cristallo, vasi di fiori, conchiglie, libri, cataloghi di mostre, zucche dalle forme diverse, piccole bocchette di inchiostro, stoffe pregiate, che unisce, a volte, ad elementi simbolici, iconografie prese in prestito dalla tradizione iconologica, sfere armillari, pietre filosofali, una piccola e personalissima wunderkammer che riproduce in dipinti spesso dalla forma allungata. La tradizione fiamminga e Giorgio Morandi solo un punto di partenza: la luce diffusa, la solarità delle rappresentazioni dimostrano che anche in queste opere di piccolo formato, concepite per una fruizione intima, così come nell’intimo sono state realizzate, l’artista raggiunge un lirismo e un simbolismo altissimi.
Barbara Jatta